Il film Oceani 3D rientra nella categoria documentari da non perdere, grazie ai bellissimi effetti visivi ed audio che ci hanno proposto. In Italia le voci narranti sono state scelte benissimo, visto che li hanno affidati ai grandi Aldo, Giovanni e Giacomo. La produzione invece è divisa tra la Gran Bretagna e la Francia. Il film è come sempre reperibile su cb01 oppure su filmsenzalimiti, ovviamente gratis visto che si tratta di un film datato 2009. Non c’è una trama comune come negli altri film, ma solo delle esplorazioni che ci mostreranno gli oceani migliori come sono anche nel loro Cuore, ovvero in fondo.

Come già anticipato nella pagina dedicata alle curiosità del film, il lavoro dietro a questo documentario è di tutto rispetto. Nonostante la durata sia inferiore ai 60 minuti, il film ha costretto lo staff a ben 7 anni di lavoro ed a circa 200 ore di riprese, dalle quali poi hanno tirato fuori il meglio per mostrarlo al grande pubblico. Per effettuare un numero così elevato di riprese ci sono voluti ben 26 viaggi ed un numero superiore alle 1500 ore di viaggi. Insomma, un film del genere non si può ottenere con una sola immersione, come capirete già dai primi minuti di visione.

Le voci – Perchè proprio Aldo, Giovanni e Giacomo?

Visto che stiamo parlando del trio comico numero 1 in Italia, un documentario così bello non può diventare migliore se non con delle voci amate da tutti il pubblico e dai toni leggeri. Non potevano infatti usare le voci di qualche personaggio presente in titoli d’azione oppure drammatici. Le voci dei nostri comici preferiti aiuteranno il film ad essere migliore ed invitante per ogni genere di pubblico. Si può affermare certamente che qui la produzione ha fatto centro ed è forse proprio questo il motivo di tanto successo nel bel Paese.

Vi lasciamo al trailer ufficiale del documentario Oceani 3D

Update 21 Novembre 2019: Arriva una nuova Recensione del Documentario:

Dalle riprese delle troupe subacquee di Jean Michel Costeau, il figlio del famoso esploratore subacqueo Jacques Costeau, un documentario sulle meraviglie, a rischio di estinzione, dei nostri oceani. Preso come soggetto portante è il viaggio della tartaruga Caretta Caretta, che per più di 9000 chilometri esplora i fondali e le barriere coralline per arrivare a deporre le uova. Un viaggio già riproposto poco tempo fa da un altro documentario, incentrato interamente sulla tartaruga, l’incredibile viaggio della tartaruga. Incontrerà squali di ogni tipo, meduse dai mille colori, delfini, megattere, capodogli, orche e foche, il tutto in un ambiente ricreato in 3D che consente di essere veramente ‘immersi’ in questo documentario, come all’interno di un acquario. A condire il tutto sono le voci, nella versione italiana, di Aldo Giovanni e Giacomo, che, se da un lato tendono a sdrammatizzare alcuni momenti e rendere tutto molto più giocoso e leggero per i più piccoli, dall’altro possono infastidire specialmente gli spettatori più adulti che possono essere deconcentrati dai finti battibecchi continui dei tre durante il documentario, e perdere parte della magnificienza della natura che qui ci viene riproposta.

Altri DOCUMENTARI INTERESSANTI:

  • EARTH – LA NOSTRA TERRA (RECENSIONE)
DisneyNature realizza il suo primo film-documentario, una maestosa opera naturalistica, con riprese uniche nel loro genere, sul ciclo della vita, delle stagioni, e con diversi appunti alle problematiche terrestri, come il tema dello scioglimento dei ghiacci artici a causa dell’effetto serra. Si va dai climi polari, con gli orsi bianchi e trichechi, ai deserti africani, alla savana, seguiremo le megattere nel loro spostamento dai tropici alle gelide acque dell’antartide e molto altro. Le riprese, che vedono dispiegate più di 40 troupe di documentaristi sparsi in tutto il mondo, con la collaborazione di BBC, sono in alta definizione, e realizzate con tecniche anche avventurose (a tal proposito accompagnano i titoli di coda alcuni stralci sulla realizzazione delle riprese).La natura quindi ci viene proposta nella sua maestosità, immensità, basta vedere le immense distese alberate della Siberia, o le enormi migrazioni di caribù riprese dall’alto; ma ampio spazio è lasciato anche alla crudeltà del ciclo della vita, con il cerchio cacciatore-preda: le immagini vedono lupi che cacciano piccoli di caribù, squali bianchi che afferrano foche in volo, ghepardi che cacciano gazzelle, leoni che uccidono elefanti, orsi bianchi che muoiono di fame. Riprese al rallenty cinematograficamente spettacolari e uniche nel loro genere,  crude, tristi, ma che fan parte del ciclo naturale degli eventi. Forse però in questo si calca troppo la mano, lasciando troppo spazio al ciclo della ricerca spietata del cibo e meno agli scenari suggestivi, o alle bellezze e stravaganze della natura, che potevano essere maggiormente sottolineate senza ottenere quell’effetto ansiogeno che invece pervade il documentario. Unito a questo, la voce narrante di Bonolis, nella versione italiana, che non è proprio il massimo, fa perdere altri punti a quest’opera altrimenti impeccabile.

L’INCREDIBILE VIAGGIO DELLA TARTARUGA

Da un piccolo uovo nasce una tartaruga, sulle spiagge della Florida. Qui inizia l’incredibile viaggio della Caretta Caretta, la tartaruga che, grazie ad un istinto primordiale, compie un viaggio di migliaia di chilometri, lungo la corrente del Golfo, quindi nel mar dei Sargassi, sulle frastagliate coste del mare del nord, quindi fino all’Africa equatoriale alle isole Azzorre, per poi tornare anni più tardi a deporre le uova in Florida. Il viaggio incredibile e pieno di pericoli (una sola su 10000 sopravvive) è narrato dalla voce, per la versione italiana, di Paola Cortellesi, che ci guiderà negli affascinanti segreti dell’oceano e dei suoi fondali, dei suoi abitanti e del ciclo della vita che si ripete, spietato ma necessario, continuamente da migliaia di anni. Sono trattate anche le problematiche relative ai pericoli di estinzione delle specie marine per colpa dell’uomo: pesca a strascico, chiazze di petrolio rilasciate dalle navi, ami affilati, e vedremo anche l’unico uomo del film, un pescatore, che preso da compassione stacca l’amo con cui la povera tartaruga era stata catturata, per liberarla. Insomma un documentario che riempie la vista e il cuore.

VIDEOCRAZY – L’IMPORTANTE E’ APPARIRE

Erik Gandini, regista svedese nato in Italia ma trapiantato all’estero, torna nel suo paese natale per realizzare uno spaccato di quella che è la situazione politico-televisiva italiana. Frutto di un esperimento multimediale che da più di 30 anni continua ad entrare nelle nostre case, la tv commerciale di Berlusconi viene disegnata come la stessa visione della vita del premier, di quelli che sono i suoi sogni, i suoi desideri più profondi, ‘di come è la sua vera personalità’. Un uomo spontaneo, sempre col sorriso sulle labbra, ma dovuto alla sua continua ricerca di divertimento, di godersi la vita appieno. Quindi abbiamo veline, schedine, tette e culi che sballonzolano sullo schermo, stacchetti di ragazze seminude ‘perchè fanno più audience’. Una tv fatta di sorrisi, di bellissimi, di gente inarrivabile, abbagliante e fatta di valori (se così possiamo definirli) quali il primeggiare, l’apparire, l’essere qualcuno a tutti i costi e per qualche motivo, e anche solo per un istante avere fama e notorietà. La creazione di falsi idoli, poco morali e molto materialisti, non è tutto però, dice Gandini. C’è ben di più, che si può soltanto capire scavando a fondo nei meandri degli studi del ‘potere’ mediatico. C’è una volontà, sottile quanto trasparente, quasi indecifrabile, di plasmare la mente delle persone, di indirizzarne le aspirazioni, gli obiettivi e, perchè no, le idee politiche. Ecco quindi il grande fratello che viene fatto chiudere in anticipo, perchè su un altro canale dopo poco inizia un discorso politico del premier Sbarusloni. Ecco gli inni televisivi ‘Meno male che Silvio c’è’, talmente ridicoli da non parere veri, una sorta di cantilena ipnotica che fa leva sulla massa di popolazione che non ha altra prospettiva, nella vita, che essere operaio per sempre, condannato a dividere la casa con la mamma, e con l’aspirazione massima di essere un idolo a metà strada fra Vandamme e Ricky Martin. Perchè essere in tv rende immortali, e dà popolarità, fama, soldi. Ma oltre questo c’è altro, c’e la salita al potere politico, il passaggio di fatto da 3 a 6 televisioni nazionali che raccolgono più dell’80% del volume di ascolto. C’è lo strapotere anche per quanto riguarda giornali ed editoria (non a caso anche Mondadori è di proprietà di Berlusconi), un vero monopolio dell’informazione che si riassume nel noioso quanto comunista concetto del conflitto d’interessi, di chi sfrutta tale monopolio per arrivare alto in politica, e fare leggi a suo esclusivo interesse per risultare impunibile. E a tal proposito ci sono le contestazioni che già conosciamo, i fischi del parlamento europeo intero al discorso del premier.Troviamo in Videocracy anche altri protagonisti, a noi ben noti, come Lele Mora; pacioccoso e infilato in una specie di pigiama bianco da santone, il Mora, amicone del premier, ha potere di trasformare una persona sconosciuta in una star, se ne vede ‘potenzialità’…ma il ritratto del talent scout di Mediaset, a parte un indegno momento in cui mostra una suoneria nazi-fascista sul cellulare, pare quasi di un candore infantile, incapace di dolere (d’altra parte, glielo ha detto la mamma di non far mai del male e non avere mai paura).Lo segue a ruota un altro personaggio multimediale, Fabrizio Corona, ex discepolo del maestro Mora. L’Al Capone dei paparazzi, che ruba ai ricchi per dare a sè stesso, scattando ai vip di turno delle foto compromettenti per poi rivendergliele. In qualsiasi paese normale sarebbe visto come ricatto. Passa solo 80 giorni in carcere, dopo di che, sfruttando lo specchio deforme della televisione a suo vantaggio, diviene un eroe, un famoso, uno di quelli che lui stesso prima inseguiva e detestava, ricco oltre ogni immaginazione.Il documentario, con uno stile accattivante e buon ritmo, fornisce tuttavia poche informazioni davvero ‘scottanti’ o esclusive (come i trailer mostravano) o non già note per un pubblico italiano capace di intendere e di volere; inoltre ci basta praticamente accendere la tv per essere inondati dal falso brillore della televisione commerciale e rendercene conto. Videocracy si sofferma maggiormente sulla pochezza della nostra tv, e meno sugli aspetti politici. Per questo la sfilza di meteorine, calciatori, serate in discoteca in vago stile Lucignolo potrebbero far venire i conati a chi, di tutto questo, ne ha già abbastanza. Uniamoci poi la ulteriore pubblicità gratuita che si fa per Lele Mora e Fabrizio Corona (di cui si vedrà pure un nudo integrale, per la ‘gioia’ di grandi e piccini). Verrebbe da chiedersi infatti perchè Mora e Corona abbiano altrimenti accettato di comparire nel documentario e di essere intervistati.Forse un film maggiormente indirizzato al pubblico straniero, che si farà beffe di una Italia al 70° posto mondiale per quanto riguarda la libertà di stampa, ma chissà che non apra gli occhi anche a molti qui in Italia. Tuttavia il documentario, purtroppo, non verrà mai mandato in onda dalle televisioni italiane, e il motivo è banalmente ovvio.